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L’incontro by Virginia Cammarata is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.

Ho cercato per non so quanto tra la folla e sono incazzata nera, perché i capelli erano perfetti e ora sono tutti per i cavoli loro, a furia di gettarli dietro le orecchie. Non mi aspettavo tutta questa gente, i giornalisti dovrebbero pensare un pò più agli affari loro e piantarla di sbandierare ai quattro venti tutto quello che accade. Porca miseria!
Come se non bastasse fa un caldo infernale qui dentro, il sole picchia selvaggiamente e il tendone non lascia passare aria. Sembra un accampamento di profughi, ma tengo bene in mente che in fondo è solo una fiera del cavolo. Milioni e milioni di stand che espongono qualsiasi cosa, dal vino dei piccoli imprenditori, agli elettrodomestici di cui mia madre andrebbe orgogliosa.
Ho individuato lo stand e mi faccio largo tra la gente che si ammassa verso il bancone in cui fanno assaggiare salumi – chissà perché – e finalmente li vedo o almeno mi pare di scorgere un viso familiare e, in una città che non è la mia, può significare solo una cosa: li ho trovati!
Un’altra decina di spintoni ai cafoni che non si smuovono neppure con la richiesta scritta e li raggiungo.
<< Ciao! >>
Non mi hanno sentito. E’ chiaro, c’è troppa confusione, devo alzare la voce.
<< CIAO! >> ripeto aiutandomi con la manina che sventola a mò di bandiera.
Giacomo solleva lo sguardo per un attimo e incontra me, ma sembra non accorgersene neppure, così torna a parlare con gli altri.
<< Ehm… ragazzi! >>
Finalmente Viola si volta e mi vede. Scoppia a ridere e mi viene incontro aprendo le braccia.
L’abbraccio forte, proprio come se ci conoscessimo da una vita, e ridiamo insieme come due matte.
<< Ma quando sei arrivata? >> mi chiede.
<< Mezz’ora fa. C’è un casino pazzesco, non riuscivo a trovarvi. >>
Lei mi sorride ancora, guardandomi da cima a fondo. << Ti trovo benissimo >>
<< Anche tu stai bene ! >> e come due sceme ci abbracciamo ancora.
Frattempo anche Giacomo, Francesco e Laura si sono accorti di me e si avvicinano per salutarmi.
E’ una specie di imbarazzo misto a gioia vederli finalmente, dopo tanti mesi di aspettative.
E anche loro sembrano contenti di vedermi, non fanno che sorridermi.
<< A dire la verità, ti facevo un pò più alta. >> Giacomo mi da una pacca sulla spalla. << Ma ora che ti vedo, stai benissimo così! >>
<< Grazie. Io invece ti facevo proprio così, sai? >>
Ridiamo e scherziamo, ma inconsciamente mi guardo intorno, cercandolo tra la folla.
Forse non viene. E’ una strana sensazione di ansia con un pizzico di euforia, tanto che sento le gambe ribellarsi e mi viene un’improvvisa grande voglia di metttermi a saltare. E proprio per questo mi sento un’idiota, perché Viola se ne accorge.
<< Aspetti qualcuno? >> mi chiede, curiosa, seguendo il mio sguardo.
<< No, no. Nessuno. Ma gli altri? Non vengono? >>
<< Intendi Roberto e Luca? Roberto forse si…>>
A sentire quel nome, sento le gambe fremere per schizzare via.
<< Ciao! Finalmente! >> urla Giacomo a qualcuno alle mie spalle. << Ma che fine hai fatto? >>
Tra il gran vociare delle centinaia di persone presenti, mi volto e me lo ritrovo a pochi centimetri.
E’ alto e io gli arrivo appena alla spalla. Uffa, dovevo mettere i tacchi da dodici!!!
Ci guardiamo e sono interminabili secondi di silenzio, di sguardi e il mio cuore parte per la tangente, lasciandomi un biglietto con su scritto che tornerà domani.
Mi sento un’idiota.
Dì qualcosa, mi dice il cervello, l’unico rimasto a darmi supporto.
<< Ciao… >>
Ecco, brava, ora respira. RESPIRA! La miseria… -__-”
<< Ciao >> e mi sorride.
E mi sento svenire, le gambe sembrano di gelatina.
Ci vuole autocontrollo, mi dice il cervello. Autocontrollo!
Altri secondi di sguardi… Ma perché mi fissa così????
Mammamia, sento le guancie surriscaldarsi, sarò un peperone!!!
<< Ciao! >> meno male che Viola ha capito tutto e cerca di salvare la situazione. << Roberto! Ciao! Vieni, fatti abbracciare!! >>
Così perde tempo a salutare gli altri e io frattempo posso escogitare una strategia per non svenire quando mi rivolgerà la parola.
Dopo un pò, arriva finalmente la scrittrice e alcuni si siedono nelle sedie posizionate davanti lo stand, altri rimangono in piedi, tra cui noi.
La presentazione del libro ha inizio e per i primi dieci minuti tento di concentrarmi, di farmi notare da lei, ma niente. E poi Francesco si avvicina e comincia a parlarmi, a scherzare con me del più e del meno.
Proprio quando sono riuscita a stabilizzare il mio autocontrollo, eccolo che riappare dietro di me.
<< Vado a prendere qualcosa da bere, mi fai compagnia? >>
<< Va bene >> fingo spudoratamente che sia tutto a posto.
Così ci inoltriamo tra la folla e tento di non perderlo di vista, ma la gente preme da ogni lato e ben presto non lo vedo più. Porca miseria! Se mi perdo qui, come diavolo li ritrovo?
D’un tratto una mano forte stringe la mia. E’ Roberto che mi tiene per non perdermi.
Calma e sangue freddo.
Finalmente arriviamo davanti a quella specie di furgoncino in cui vendono panini e bibite.
Prende due birre e una la porge a me, poi indica un paio di sedie.
Ci sediamo,  ne mando giù qualche sorso e cerco di non guardarlo.
<< Allora, come stai? >> mi chiede.
<< Bene, tu? >>
Sorride. << Bene. Come ti pare? >>
<< Bello… diverso da come si fa da me, ma bello. Forse un pò troppo caotico. >>
Sorride di nuovo. << Ci si abitua. Come sei arrivata? In aereo? >>
<< Si, poi ho preso un taxi. Alle nove ho il volo per tornare, spero di farcela. >>
<< Così presto? >>
Sembra dispiaciuto. Faccio spallucce, fingendo di non averlo notato.
<< Non avevo i soldi per prendere una stanza. E’ già tanto che io sia qui.. >>
<< Ti trovo bene. Sei diversa rispetto alle foto… >>
<< Anche tu. >>
<< Sei… più bella. >>
Non dirlo, mi suggerisce il cervello. Incassa il complimento e sorridi.
<< Grazie. >>
Brava, continua così.
<< E come torni all’aereoporto? In taxi? >>
<< Si. >>
Annuisce, pensieroso, e beve qualche sorso.
<< Torniamo dagli altri? >>
Rispondo di si, anche se vorrei rimanere sola con lui ancora un pò.
Gettiamo le bottiglie vuote nei cestini, poi mi mette un braccio intorno alle spalle e mi sorride.
<< Sai che non vedevo l’ora di vederti? Stanotte ci pensavo tutto il tempo. >>
Sento il cuore tornare di gran corsa al suo posto e battere impazzito.
<< Davvero? E sei soddisfatto? >>
<< Ancora no… diciamo che si potrebbe fare di meglio…>>
Così, mentre ci facciamo di nuovo strada tra la folla per tornare dagli altri, penso a mille possibili significati di quella frase.
<< Ma dove siete finiti, voi due? >> Viola mi trascina via. << Vieni con me. Abbiamo tanto da dirci!! >>
Passano le ore, la presentazione si conclude, la scrittrice firma le copie dei suoi libri, ci scambio quattro chiacchiere e poi tutti insieme facciamo un salto a prendere un caffé al bar vicino la fiera.
Finalmente all’aria aperta, senza più la massa che si accalca per vedere e che ti schiaccia come un compressore.
Prendiamo il caffé, ci sediamo ai tavolini fuori e mi accendo una sigaretta, FINALMENTE!!
Roberto si siede vicino a me e io mi dico che lo fa solo per amicizia, che mi trova simpatica – anche se ancora non abbiamo parlato di nulla – o per cortesia… -___-”
Il punto è che all’improvviso, tra una parola e l’altra, una sua mano finisce sulla mia gamba, con naturalezza, come nulla fosse.
Mi sento bruciare fino alla radice dei capelli.
<< Dobbiamo vederci più spesso. >> dice Viola. << Non lasciamo passare altri mesi, non è bello così >>
<< Quoto Viola. >> Giacomo affonda il cucchiaino nella coppa di gelato. << Io sono disponibile. Quando volete, un colpo di telefono e vengo al volo, ovunque. >>
<< Si è fatto tardi. >> mi alzo. << Mi spiace, ragazzi, tra un’ora ho il volo e non posso perderlo. >>
V. corre ad abbracciarmi. << E’ stato bello vederti >> mi dice stringendomi forte. << Fatti sentire, eh? >>
<< Certo. >>
<< Chiama, quando arrivi a casa. >> Francesco, mi abbraccia. << Così stiamo tranquilli, va bene? >>
Anche Luca e Laura mi abbracciano e mi riempiono di baci.
Ora la parte peggiore, salutalo e sfreccia via!
Ma lui è li in piedi e guarda l’orologio.
<< Coraggio, ti do uno strappo fino all’aereoporto. >> dice accendendo una sigaretta.
<< Non occorre >> dico senza tanta convinzione. << Prendo il taxi >>
<< Piantala, vieni con me >> e mi prende per mano.
Mi volto a salutare un’ultima volta gli altri, i quali mi guardano con uno strano sorriso.
La Viola mi fa l’occhiolino e io mi chiedo che cosa diavolo stanno tramando.
In macchina sono tesissima. Non voglio andare via proprio ora che l’ho trovato, sento che può esserci qualcosa, ma quel maledetto aereo mi aspetta. Non posso proprio restare.
Lui è attento alle strade che non conosco e sembra rilassato.
Si ferma ad un semaforo rosso, guardo i pedoni che attraversano la strada e sento una grande tristezza invadermi di colpo.
Così non mi accorgo neppure che lui si è avvicinato. Mi sfiora la guancia e quando lo guardo, incontro quegli occhi così profondi e fissi sui miei.
Il cuore riprende la sua corsa impazzita, mentre il cervello mi ricorda ancora di respirare.
Esita un attimo, poi mi bacia.
Cervello e cuore ballano insieme la macarena.
Il clacson di un auto ci riportano alla realtà e lui, borbottando qualcosa, riparte.
Passano altri cinque minuti, poi d’un tratto vedo che accosta ad un marciapiede e spegne l’auto.
<< Ma… che c’è? E l’aereoporto? >> chiedo guardando fuori del finestrino.
<< Qui ci abito io. >> mi dice, accarezzando i miei capelli.
Deglutisco a fatica.
<< Mi chiedevo se ti andava di salire… >>
Che dire? Si, e fare la parte della sfrontata e troppo facile o no, e perdere l’occasione che sogno da mesi?
<< Ma… perderò l’aereo… >>
<< Se ci stringiamo, nel mio letto ci andiamo in due.. La notte passa veloce.. >>
Basta così. Ho sopportato anche troppo.
Apro lo sportello e scendo. Mi getto la borsa sulle spalle e vado verso il portone.
<< Allora? >> dico, mentre lui è rimasto impalato al suo posto. << Vieni o no? >>