La locanda dello scrittore

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Prima settimana Luglio 2009

Il libro che ho scritto con Viola Vitali



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    Eleni, una giovane schiava, sogna la libertà dal giorno in cui le fu strappata via. Vive per servire Njabi, valoroso generale dell'esercito della regina Lyla. La vita procede dura e monotona, fino al giorno in cui Eleni viene chiamata a svolgere un compito tanto importante quanto rischioso. Mentre la battaglia finale di una guerra spietata avanza contro la capitale dell'ultimo regno libero, una nuova brezza porta il profumo tanto desiderato della libertà.

Virginia Cammarata

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o NoTTe, CoMe Ti aMeRei SeNZa QueLLe STeLLe La Cui LuCe PaRLa uNa LiNGua CoNoSCiuTa! PeRCHé io CeRCo iL VuoTo, iL NeRo e iL NuDo!

CieLi LaCeRaTi CoMe SPiaGGe, iN Voi Si SPeCCHia iL Mio oRGoGLio; Le VoSTRe NuVoLe iN LuTTo SoNo i CaRRi FuNeBRi Dei Miei SoGNi, e i VoSTRi BaGLioRi SoNo i RiFLeSSi DeLL'iNFeRNo iN Cui GoDe iL Mio CuoRe!






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Quando il cielo basso e cupo pesa come un coperchio sullo spirito che geme in preda a lunghe noie, e che abbraccia tutto il cerchio dell'orizzonte, ci riversa un giorno nero più triste delle notti;

quando la terra si trasforma in un'umida cella dove la Speranza, come un p ipistrello, se ne va battendo i muri con la sua timida ala e picchiando la testa su fradici soffitti;

quando la pioggia che stendendo immense strisce, imita le sbarre di una grande prigione, e una muta popolazione di ragni infami tende la sua tela in fondo ai nostri cervelli, ad un tratto delle campane scattano furiosamente e lanciano verso il cielo un urlo spaventoso, come spiriti vaganti senza patria che ostinatamente si mettono a gemere.

E lunghi funerali, senza musica né tamburi, sfilano lentamente nella mia anima;

la Speranza, vinta, piange, e l'Angoscia atroce, dispotica, pianta il suo nero vessillo sul mio cranio inclinato.

Baudelaire

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