Quando ti accorgi di aver commesso un errore, è inutile prendertela col mondo intero. La stronzata l’hai fatta tu, quindi al massimo prenditi a schiaffi da solo. Se poi ti rendi conto che non era un comune errore, ma un totale disastro, allora lascia stare gli schiaffi e passa ai pugni. Magari contro un muro. Vai tranquillo, tanto le ossa si rimettono in sesto in pochi mesi.

Un giorno capita che ti sorprendi a tenere in mano una sigaretta. Di nuovo. Ma non avevi smesso? Perché avevi smesso? Non te lo ricordi nemmeno? Ah, si, ne hai un vago ricordo. Riprendere è da idioti, lo sai. Anzi, cominciare era stato da idioti, riprendere è proprio da falliti. Ebbene, sei un fallito. Ti stringi tra le spalle e, con un sorriso maligno, dici: Embé? Non posso essere un fallito? Al diavolo i giudizi altrui.

Frodo, alla fine de Il Signore degli Anelli, dice: Come fai a raccogliere le fila di una vecchia vita? Come fai ad andare avanti quando, nel tuo cuore, cominci a capire che non si torna indietro? Ci sono cose che il tempo non può accomodare. Ferite talmente profonde che lasciano un segno.

Tornare indietro? Saresti così pazzo da voler tornare indietro? A che servirebbe? A ricommettere di nuovo gli stessi errori? No, qui ti servirebbe qualcosa che ti faccia andare avanti.

Ma dicono che, perché quel qualcosa arrivi, occorre innanzi tutto il tuo volere.


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