A inizio mese, una mia cugina mi dice di aver ricevuto il libro che ho scritto con Viola e che lo ha letto tutto d’un fiato. Da lì si sveglia la coscienza ziesca, spinta anche da un pizzico di curiosità. Tralasciando il dettaglio che uno zio vuole fotocopiarlo (…), alcuni mi chiedono di ordinarlo per loro, visto che non sono mai in casa e vogliono evitarsi la noia di andarlo a ritirare alla posta (com’è successo a un cugino, buahahaha). Da brava nipote bisognosa di attenzioni, ordino qualche copia per loro. Ovviamente la Madre subito si lamenta pensando al pagamento che farà di tasca sua. Ogni scusa è buona per attaccare briga, ma la rassicuro dicendole che gli zii poi le restituiranno il malloppo. Tralasciamo anche la sua proposta di aumentare il prezzo per guadagnarci qualcosa. I libri qualche giorno fa arrivano. Va bene, tralasciamo PERFINO le trenta volte che faccio sali e scendi per pagare il postino, visto che non ha da cambiare 50 euro (povera anima:  in giro per il residence a farseli cambiare e da onestissimo uomo PURE mi porta il resto)(non ne nascono più di uomini così). Dunque, dopo tutto questo macello, salgo a casa e abbandono il pacco sul letto. Troppo da fare per controllare. Dopo un pò, qualcosa mi punzecchia, qualcosa di vagamente somigliante al forcone del diavoletto che è solito sedere alla mia spalla sinistra.

“Controlla il pacco”,  mi dice.

“Non c’è bisogno. Si fida”, interviene l’angioletto sulla spalla destra.

“Controlla”, replica il cornuto.

Guardo la busta sul letto e mi lascio prendere dal dubbio. Lo apro, tiro fuori un libro e..

“Che ti avevo detto?”,  il diavoletto sorride trionfante.

“E va bé”, l’angioletto fa spallucce. “Un errore può sempre capitare. Sono  umani”.

“Che diavolo è??”, quasi urlo.

Non è il mio libro. Hanno sbagliato a mandarmelo. E ho pure pagato.

“Ladri”, la Madre rischia di svenire. “Mi hanno rubato i soldi! Fermate quel postinoo” e si precipita al balcone.

“Mà, tranquilla. Mando una mail e spiego che c’è stato un errore”

“TUSSEIPAZZA!! Se non mi restituiscono i soldi, ammazzo te e loro pure”

“Màà! Ho detto che ora mando la mail. Avrò i libri giusti, tranquilla”

Mando la mail alla casa editrice. Rispondono scusandosi dell’imperdonabile errore e mi dicono di spedirgli  indietro i libri, così mi faranno avere quelli miei. Nella mail specifico che la spedizione sarà a carico loro. Accettano, ovviamente. Martedì 27 gennaio mi alzo di buon’ora e decido di andare alla posta.

“Vengo con te”, la Madre prende le chiavi dell’auto. “Voglio essere sicura che la spedizione la faranno pagare a loro”

Un’ora per arrivare, grazie ai Palermitani idioti che si mettono d’accordo per vedersi tutti insieme appassionatamente proprio quando esco io. Un’altra ora per trovare posteggio. La Madre comincia a dare i numeri e a maledire i cinesi che fanno “no-no” col ditino ogni volta che prova a infilarsi in un buco libero.

“Scendi e dammi una mano a posteggiare”, mi ordina.

Spazientita, scendo dall’auto e mi improvviso posteggiatrice. Lei continua a girare a vuoto intorno alla stessa piazza, io intravedo un posto e la chiamo agitando il braccio. Somiglio più a un vigile, ma almeno riesco a distrarla dai cinesi che frattempo hanno preso a rispondere alle sue maledizioni con le linguacce.

“Che cavolo vuoi?”,  mi urla abbassando il finestrino.

“Come che voglio? Mica sono scesa sotto questo diluvio per farmi ‘na passeggiata. C’è un posto, vieni”.

Borbottando mi segue e, quando indico quello che ho trovato, mi guarda truce.

“Sarebbe questo? E che devo fare? Appallottolo la macchina per farcela entrare?”

“Esagerata! La macchina è piccola. Dimostrami che sei quella pilota eccezionale che da una vita mi dici di essere (così capisco che non scherzavi)” .

Fa avanti e indietro almeno cinque volte, mentre i cinesi si sporgono a guardare, pronti per ridere. Riesce a entrarci perfettamente.

“Che ti avevo detto?”,  la mano sul fianco per pubblicizzare la mia soddisfazione e già comincio a immaginare il futuro brillante che mi spalanca le porte del parcheggio.

Spegne il motore, ancora borbottando,fa per aprire lo sportello e..

“Ma che cacchio di posto èèèèèèè???” urla, mentre la sua pelle inzia a tingersi di sospette sfumature verdi.

Tra il suo sportello e l’auto a fianco ci sono cinque centimetri scarsi ‘che non ci passa neppure un gatto anoressico. I cinesi manca poco e si rotolano a terra per le risate.

“Tu hai detto Dammi una mano a posteggiare. Non hai specificato che volessi anche scendere dall’auto” rispondo, naso all’insù.

“Sei un genio, davvero. E ora mi spieghi come faccio a uscire da qui?” .

“Che sono un genio lo so, non c’è bisogno di sottolinearlo ancora. Comunque è semplice: dal portabagagli. Un po’ di fantasia, no?” .

“Hai ragione. Però mi viene male a muovere le gambe, per come sono incastrata. Vabé, me le stacco e le uso per ucciderti” .

La convinco a fare altre manovre per stringersi un po’ a destra e finalmente andiamo alla posta, riuscendo perfino a trattenerla dal lanciarsi (ruggendo) contro i cinesi in preda alle convulsioni per le risate. Come per ogni posta che si rispetti, c’è una fila imbarazzante. La Madre mi guarda male, ma io metto le mani avanti dicendo che è venuta di Sua volontà. Finalmente arriva il nostro turno.

“Devo spedire questo pacco accreditando le spese di spedizione al destinatario”, spiego al tizio che sta dietro al bancone.

“Quanto la fai lunga”, mugugna la Madre alle mie spalle .

Fingo di non aver sentito e reprimo l’istinto omicida.

“Non si può fare”, risponde il tizio.

“Sta scherzando?” .

“Ho forse la faccia di uno che sta scherzando?” .

“No, ha ragione, Ha la faccia di un..”

“Mà, aspettami fuori” la interrompo. “Lasci stare. Ha avuto una giornataccia. Perché non si può fare?”.

“Perché no. Non esiste che paga il destinatario. Troppo semplice”.

“Cioè devo PURE pagare per il loro errore??”

“E io che c’entro? Non è che mi entra niente in tasca”, mi rifila sbadigliando i fogli da compilare. “Ecco qui. Destinatario, mittente, firma e firma”.

“Io ti ammazzo”, borbotta la Madre dietro di me. “Giuro che ti ammazzo” .

“Ah, adesso è pure colpa mia?” .

“E’ SEMPRE colpa tua, ricordalo”.

“Ignorala”, l’angioletto pizzica le corde dell’arpa. “Non ne vale la pena. Ti stanno guardando tutti”.

“Ti sta provocando”, il diavoletto ricomincia col forcone. “Che fai lì impalata? Reagisci! Sono tutti impegnati ad aspettare il loro turno, non hai testimoni. Vabé, c’è il tizio del bancone, ma lui lo usi come francobollo”.

“Ecco qui”, consegno il tutto bello e pronto per essere spedito.

“Fanno sei euro” .

“Sta scherzando??” .

“Mi guardi attentamente e si dia la risposta” .

Alle mie spalle, un tonfo mi avvisa che la Madre è svenuta. Pago e la prendo sotto braccio.

“Coraggio, Mà! Andiamo! Le poste italiane lasciano proprio a desiderare” .

“Ti conviene trovare un ottimo lavoro a Roma per ripagarmi di questi sei euro” .

“Va bene. Appena arrivo, poso le valigie e chiedo a Daniele di accompagnarmi a fare una rapina” .

“Hai confessato!! Ci vai per lui!” .

“Sisi, certo. Pensa a un modo per entrare in auto senza fare morire di risate i cinesi, intanto” .


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