Ferma l’auto sotto l’albero e spegne le luci. Le occorrono pochi secondi per mettere a fuoco il viso di lui, seduto alla guida. Non sperava di finire lì. Si chiede perché l’abbia portata nel loro posto. Pochi giorni prima non ci sarebbe stato bisogno di parole. Ma adesso le cose sono state ribaltate e non sa come comportarsi. Lui distende il suo sedile e sospira. Lei rimane a guardarlo nascosta dietro la sua spalliera. Basterebbe solo allungare una mano e sfiorare la sua…

“Perché stai lì?”, le chiede d’improvviso.

“Dove dovrei andare?”, risponde, cercando di convincerlo a fare qualcosa.

“Fuori dall’auto non di certo”, e ride con quella sua risata che lei ha imparato ad amare.

Stende anche il sedile di lei e in un attimo si ritrovano sdraiati accanto. Tra il nero della notte, riesce a trovare i suoi occhi, le sue labbra tirate in un sorriso dolce. Lei sorride di rimando. È uno sforzo immane rimanere immobile, attendendo che sia lui a scegliere come comportarsi. Dopotutto per lei non è mai cambiato nulla, lo desidera esattamente come la sera prima e quella prima ancora. Ma rispetta le sue decisioni e cerca di mostrarsi a suo agio.

“Cosa pensi?”, le chiede avvicinandosi.

Lei scrolla le spalle. “Niente”.

“Conosco i tuoi occhi”, insiste e ora le loro fronti sono una contro l’altra. “Hai milioni di pensieri che ti attraversano, non potresti condividerne uno?”.

Torna com’eri. Vieni avanti con me, non tornare indietro.

Chiude gli occhi e lui ride. Quando li riapre è ancora più vicino. Gioca coi loro nasi che si sfiorano. Adesso non c’è più bisogno di parole. E se ce n’è bisogno, lei non riesce a trovarne. Tutto quello che voleva dirgli sfuma nella magia e nel desiderio di quegli istanti. I loro occhi s’incrociano, guardano le labbra, tornano agli occhi. Ancora un po’ avanti e la bacia. I pensieri si sciolgono. Un lunghissimo bacio, come solo lui sa fare. Quando con le dita le sfiora il collo, un’esplosione di emozioni manda in pezzi tutte le barriere innalzate per difendersi. Sfuma anche l’inibizione e accarezza la sua guancia. Quasi ogni sera di quest’ultimo mese ha potuto baciarlo, non è una cosa nuova. Eppure adesso non si spiega il cuore che le batte in quel modo dentro al petto, il fuoco che le invade ogni parte del corpo, la felicità che incendia la mente. Come fa a darle tutto questo? Come può riuscirci lui come nessun altro? Come potrebbe accettare l’idea di non averlo più?

Le toglie il cappotto, solleva la maglia e le bacia i fianchi. Poi torna a baciarle la bocca come se volesse sciogliersi in lei. Non con poco sforzo, ignorando gli urti, riesce a raggiungerla, le si stende addosso.

“È perché hai bevuto tanto, che lo stai facendo?”, gli chiede. Non è riuscita a trattenere quel dubbio che potrebbe distruggere tutto.

Lui le prende la testa tra le mani. Sorride, divertito, fa cenno di no col capo.

“Non è per l’alcol”, risponde baciandola in fronte.

Le mani si stringono, il suo profumo le invade i polmoni, la inebria.

Se questo non è amore, l’amore non esiste.

Se è troppo impaurito per ammetterlo a se stesso, dovrebbe provare a fidarsi di lei. Perché adesso i loro corpi, le loro menti e i loro cuori hanno un senso. Stringere lui è un’esperienza che non trova paragoni. Sentirsi sua è una gioia che non vuole perdere. Insieme. È perfetto.

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