Dopo sette giorni di influenza, uscire di casa è un’esperienza che in qualche modo ti segna nel profondo. Torni a vedere esseri simili a te, che parlano la tua stessa lingua e che puoi anche toccare con mano perché non dietro uno schermo.

Se fa un freddo polare, decidi saggiamente di non voler ricadere nella trappola infernale dell’influenza e corri ai ripari: indossi un cappello (oltre al cappotto). Ma il tuo meraviglioso cappello russo è rimasto da qualche parte a Roma.

Se prendi in prestito quello del fratello, pensando che nessuno baderà allo stemma della squadra del Palermo stampato in bella vista sulla fronte, non c’è dubbio: sette giorni di lontananza dai tuoi amici han fatto sì che tu abbia imparato a sopravvalutarli.

“We! Bella tifosa! Forza Palermo! Ti è passata l’influenza?”, la frase più gettonata.

Se sei una ragazza ben vestita e tanto carina che decide di andare per locali di sabato sera, metti in testa un paio di mutandoni della nonna, attirerai meno l’attenzione. Nessuno ti prenderà sul serio, se parli da sotto il cappello del Palermo.

Se hai carenze di affetto, porta un ombrello con te: dapprima ti sfotteranno perché loro hanno le mani libere e tu invece no e neanche piove. Poi ti ritroverai improvvisamente soffocata in un abbraccio di gruppo. Sette omoni che si stringeranno a te, ricordandoti quanto ti vogliono bene, mentre cercheranno disperati di ripararsi dal diluvio universale.

Se una tua amica, parlando seriamente, ti chiede di andare a Roma, a dicembre, non scoppiarle a ridere in faccia. Attirerai soltanto l’attenzione di chiunque si trovi nel raggio di cinquanta metri. Limitati a mollarle un pugno sul naso e suggerirle che è meglio andare a trovare M. a Milano.

Se hai esplicitamente sparso in giro la voce di aver chiuso con gli omini fino a prossimo ripensamento, e continuano a chiederti di uscire, che fai? Basterà scrivere su facebook che sei felicemente sposata con figli? Ma soprattutto: qualcuno ti crederà mai?

Se scopri, con tuo sommo stupore, che tutto quello che scrivi nei tuoi romanzi, in parte si avvera col tempo, come ti comporti? Modifichi il finale della tua commedia, in base ai tuoi desideri?

Se hai nostalgia di una persona in maniera assurda, ma niente e nessuno potrà mai ridarti quella persona o una piccola parte di lei, come la metti?

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